A VOLTE LA VITA AIUTA, A VOLTE LA VITA COMPLICA

Pubblicato il da stefy.stefy

A VOLTE LA VITA AIUTA, A VOLTE LA VITA COMPLICA

Perché se hai fretta il treno è in ritardo, ma se cerchi una scusa per evitare un impegno, allora è puntualissimo. A volte la vita complica.

Il FrecciaRossa, proveniente da Roma Termini delle 18:48 è in arrivo alla stazione di Milano Rogoredo con 10 minuti di anticipo.

Scende dal treno e pensa che deve uscire, ma proprio da quella parte da cui è arrivata, per raggiungere facilmente l’auto parcheggiata. All’arrivo, dopo le scale, aveva girato a sinistra, perciò tornando avrebbe dovuto andare a destra. E’ così. Due rampe di scale, a destra, ma l’uscita non era quella.

Si certo, il treno arriva dal verso contrario, si certo il binario non era lo stesso della partenza, ma il Nord è sempre al Nord e la destra è sempre la parte della mano con cui lei scrive. Eppure, si era trovata dall’altra parte. A volte la vita complica.

Fa il giro dell’isolato sulle sue scarpe un po’ alte. Adeguata a una serata di inaugurazione nei suoi tacchi, in sintonia con la particolarità dell’evento, nella sua camicetta senape morbida e accollata davanti, ma con una profonda apertura sulla schiena e in tono per la compagnia di due ruote addicted, nella sua giacca di pelle nera.

Gira intorno all’isolato e ritrova la macchina, ripone il tanto fascinoso quanto scomodo borsone di pelle nera morbido, che aveva usato al posto del comodissimo e solito trolley, liberando la spalla; sale in auto e si accende una sigaretta. Imposta il navigatore e va dritto un paio di chilometri davanti a sé, all’inaugurazione della più grande concessionaria d’Europa di Triumph, da sola. Lei che “ma esistono le moto diesel?”, ma era lavoro. A volte la vita complica.

All’entrata due alti ragazzi biondi e spallati, con una maglietta nera e la scritta bianca Triumph, la fanno entrare e le indicano il banco di ricevimento, con due ragazze, con la maglietta nera e la scritta bianca Triumph e l’elenco degli invitati: “Dalla A alla M a destra, le altre lettere a sinistra.”

Il suo cognome inizia con la P e di solito, lei conosce l’ordine alfabetico delle lettere, ma quella sera va a destra.

Sorride ebete quando, gentilmente, la signorina dallaAallaM cui si era rivolta, si gira verso la sua collega e, malamente ripete il suo cognome.

Sola?”Doveva andare con un collega. Sente di giustificarsi “Sì, all’ultimo un imprevisto di lavoro lo ha bloccato e non verrà”. Inutili parole superflue. Trovano il suo nome, lo segnano come “arrivata” ed era tutto quello di cui avevano bisogno. A volte la vita complica.

Si sposta e per fortuna, un ragazzo con una maglietta nera e la scritta bianca Triumph, passa con un vassoio pieno di calici di bianco bollicinati. Ne prende uno e sorseggia svogliata, perché il frizzante le piace poco, ma si apre in un sorriso, perché quello era proprio buono. A volte la vita aiuta.

A sinistra uno dei due banconi dell’open bar, con un lui e una lei con una maglietta nera e la scritta bianca Triumph. Meglio il vino di un mojito, pensa saggiamente: il panino delle due era già abbondantemente digerito e lo stomaco vuoto.

Intorno gente a due a due o in compagnia si aggirava per il grande spazio allestito all’esterno per l’occasione, con un enorme palco e due giganti mixer e 4 chitarre, una dietro l’altra sul lato destro. Musica, moto, open bar, gente bella. A volte la vita aiuta.

Ragazzi e ragazze con magliette nere e la scritta bianca Triumph, giravano imbracciando vassoi colmi di mini tartare, mini burghers, sfoglie di polenta e baccalà con marmellata di cipolle e particelle di piadina con crudo e fichi. Lei prende qua e là e poi un altro bicchiere. A volte la vita aiuta.

Il posto è mosso, grande, vetrato: le scale portano al piano rialzato dove, per l’occasione era stato allestito anche una poltrona da barbiere davanti ad un enorme specchio, corredato di pettini e forbici da barbiere. La gente continua ad arrivare.

Incontra l’unica persona che conosce, la saluta e piacevolmente ottempera alla sua missione di lavoro. Fanno insieme un tour della concessionaria, che nella parte di seminterrato si apre ad una surgery, l’officina. Le moto sono veramente belle, la stanza veramente organizzata e pulita, lo spazio veramente nuovo e attrezzato. E il concetto di grasso e utensili sporchi, pavimento lurido e postazioni scomposte scompare per lasciare il posto ad un nuovo concetto di lavorazione, più elitariamente affiancato a quello di un’operazione chirurgica.

Parlano ancora un po' cordialmente, girano il resto degli ambienti insieme. A volte la vita aiuta.

Subito però, perché gli ospiti continuano ad arrivare, la sua unica conoscenza in quella serata è assediata da altre persone e lei capisce che deve lasciare lo spazio e il tempo.

E torna sola a girare. A volte la vita complica.

Prende il terzo bicchiere, l’ultimo. Si guarda intorno. Inizia la musica. La gente è allegra beve, canta e si muove al ritmo, ride aperta e si guarda. Questo le piace: osservare la gente felice che si guarda e si apre, la fa sorridere, felice dell’atmosfera della serata. E scopre di essere contenta di essere lì, complice l’alcool e la piacevolezza di un clima non troppo freddo come in una serata autunnale, ma neanche troppo caldo come in una serata estiva. La vita a volte aiuta.

Osserva, ma da fuori, fuori dall’ambiente, esterna e imbrigliata in una conversazione che non c’è, in un confronto che non esiste, senza partecipare. Osservare è quello che riesce a fare e allora osserva, ma decide di farlo attraverso il suo hobby, la fotografia, nascondendosi dietro la fotocamera del cellulare.

Cosi freeza i momenti che prima osservava, cattura gli attimi che prima coglieva e rimane dietro alla fotocamera, che la protegge dalla moltitudine di gente che si partecipa intorno a lei, che è sola. A volte la vita aiuta.

Inquadra uomini di mezza età che arrivano con le giacche del completo sulla spalla e la cravatta allentata, persi nella scioltezza “sonounmotociclista” che sta tra il selvaggio e il composto. Alcuni hanno i jeans, una camicia e i capelli arruffati dal casco che imbracciano. Belli e intriganti nella loro contentetezza di respirare la loro passione. Inquadra donne giovani e avvenenti che si possono permettere le succinte minigonne che vestono, civettuole e sensuali. Inquadra gruppi di amici che si scambiano pacche e ridono insieme e inquadra bicchieri che si toccano e bocche che masticano, accendini che si illuminano e occhi che brillano. E infine inquadra anche il fotografo, che tra uno scatto e l’altro si sposta per cogliere le meglio composizioni, quelle con più gente felice e si accosta ad una ragazza solitaria con il suo bicchiere. Le parla, l’ha portata con sé anche se doveva lavorare. Forse il lavoro era arrivato quando l’impegno con lei era già preso e lui, che non voleva perdere l’opportunità di stare con lei, forse voleva farla partecipare ad un evento esclusivo, forse spera in un dopo serata. Anche la ragazza era sola, ma non era sola. A volte la vita complica.

Ma erano quasi le 10, la gente continua a godere della musica, dei cocktail, dello squisito buffet itinerante e dell’allegria della serata. E lei, che aveva girato abbastanza, aveva guardato a sufficienza, va a cercare la sua conoscenza, la saluta, guarda la moltitudine di persone e si allontana.

Felice di essere andata, contenta di essere rimasta, sorride e si accende una sigaretta prima di entrare in auto. A volte la vita aiuta.

 

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