POST-eM

Pubblicato il da stefy.stefy

E quando nel letto si stende,   la stanchezza che fino ad allora non aveva sentito cade inesorabile su di lei e solo gli occhi che si chiudono le permettono di abbandonarsi  all’oblio riposante del  sonno  e calmano le  doloranti membra che urlano di dolore.

 

Il cielo è azzurro e il mare blu. Pochi uccelli volano e il riverbero del sole sulla sabbia dorata le fa socchiudere gli occhi.

La sensazione del calore che scalda il suo corpo la rende piena e la sua bocca aperta in un sorriso apre la sua anima al mondo, nella cui bellezza  vede dipinta tutta la sua gioia di vivere.

Il mare appena increspato, con le sue piccole onde, soffia una leggera brezza che le muove i lunghi capelli neri corvino illuminati da riflessi ramati. La bocca perfetta è aperta nel sorriso dei denti bianchissimi e dritti.

Il naso piccolo e armonicamente incastonato  tra le sue guance accennate di rotondità, inspira il sapore del mare e l’odore del pescato.

I suoi occhi, infine invasi  dalla luce, a stento riescono a guardare, ma tutto vedono con il potere del desiderio e dell’ilarità.

Sognando dei colori che avevano dipinto il suo mondo, Clara riposa la mente e il corpo, cercando l’energia che le permetterà di svegliarsi domani.

 

E il domani arriva e il risveglio la strappa alla luce e la ributta nella tenebra.

Quando la guerra aveva fagocitato l’intero mondo con la sua sete di odio, l’intero mondo era imploso su stesso e il sole non scaldava più, scottava, costringendo gli uomini a vivere protetti dalla luce brillante di un tempo e ora accecante;  dal tepore  ristoratore che fu, ora asfissiante e dalle meraviglie trasformate negli inquietanti pericoli di una natura arrabbiata.

I pochi fortunati (o sfortunati) superstiti  dormivano  di giorno e di notte,  quando il sole riposava,  uscivano e cercavano di coltivare una terra arida e dura. Costruivano serre che riparassero dal calore e dal sole e che permettessero di mantenere un po’ di umidità al terreno. Vegetariani di vegetali snaturati e innestati tra loro. Poca frutta e pesci radi che si erano adattati a popolare gli abissi più profondi   dei pochi mari rimasti.

Vivevano giornalmente il paradosso dell’essere sopravvissuti a ciò che aveva distrutto il mondo e di stentare a sopravvivere nel mondo distrutto. Arrancavano, malnutriti e sfiniti da fatiche fisiche che non appartenevano al tempo che avevano fino ad allora vissuto.

Cosi i capelli di Clara non rilucevano più  dei riflessi ramati; la sua bocca era un taglio nello scarno viso livido e pallido; i denti non abituati a rosicchiare avevano perso la bianchezza e lo smalto e, scheggiandosi, anche la perfezione. Il naso era enorme nel piccolo viso e le guance erano rientrate per mostrare gli zigomi. Gli occhi, infine spenti dalla mancanza di luce nel tempo vivibile, guardavano, ma rifiutavano di vedere.

Cosi si trascinava in un’esistenza senza domani all’orizzonte e con lo spettro dell’oggi.

 I giorni passano e la natura umana aveva aggregato i superstiti  in piccole comunità poco organizzate.

Poi una notte nacquero due gemelli, la prima nascita nella loro piccola società.

Un bimbo ed una bimba. Erano figli di una coppia del  nuovo mondo. Erano passati attraverso la distruzione e si erano ricostruiti nella nuova era, amandosi.

Si erano trovati tra tanti, sporchi e stanchi, ma piano si erano sorretti e piano si erano avvicinati e piano si erano capiti e completati.

Quella sera, la gioia della nascita portò quel sole che mancava da tanto. La forza del pianto dei neonati che volevano respirare per vivere, la vita che rinasceva e si reiterava, scatenarono una ilarità che era stata persa.

La festa iniziò da sola e coinvolse tutti. Quella notte non si lavorò.

Si ricordò di quello che si aveva avuto, quando era il prima;  si fantasticò su quello che sarebbe potuto essere e, senza fatica si continuò fino al mattino. E quando le prime luci dell’alba cominciarono a illuminare il cielo e le persone, i capelli di Clara, seppure crespi, rilucevano di qualche sfumatura figlia dell’ illusione ottica della luce riflessa sulle punte;  la sua bocca partecipe all’ilarità generale si apriva in accenni di sorriso e mostrava il bianco dei denti  nella penombra della mattina. Anche i pronunciati zigomi si perdevano  nel naso arricciato dal sorriso e nelle guance sospinte dalla bocca allargata dalla  letizia  e aperta nella parola.

Cosi per una notte, prima di tornare a fuggire dal giorno, rincorrendo la vita, i pensieri si composero nel futuro annunciato dalle nuove vite della nuova era. Cosi per un breve tempo Clara e gli altri riuscirono a guardare oltre la quotidianità in cui si sentivano intrappolati, per  esplorare le possibilità del domani.

Cosi, quando attraversiamo un periodo buio e difficile ci diciamo di affrontare giorno per giorno, momento per momento per non perderci nella bruttura che ci prefiguriamo, ma dimentichiamo che fare progetti per il futuro, altrettanto ci aiuta a capire che dopo potrà essere meglio di adesso, se sapremo adattarci a renderlo migliore.

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