I KIT DA VIAGGIO

Pubblicato il da stefy.stefy

I KIT DA VIAGGIO
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Lena va, Lena viene, aeroporti e stazioni sono una tappa settimanale.

I controllori, gli steward (perché ormai ci sono altrettanti Steward che Hostess -per la parità dei sessi), sono diventati le comparse fisse dei suoi mercoledì e dei suoi giovedì.

In mezzo alla settimana, così il ritmo si spezza per bene; prima del week end così si è pregni anche della stanchezza di una trasferta fresca del giorno prima; e per almeno due giorni, così si ha più opportunità di correre e massimizzare la fatica e l’incastro degli spostamenti, a favore del crescente stress.

Organizzata quanto basta, accorta quanto necessario, ha una valigia semi pronta, in cui il duplicato dello “strettamente necessario” è pronto e non deve essere ripristinato ogni volta. Cosi è facile avere sempre lo spazzolino da denti; cosi è facile avere sempre le ciabattine, cosi è facile avere sempre lo shampoo  e la crema corpo. Ci si dimentica altro: il pigiama per esempio, il balsamo quando finisce nel piccolo contenitore da aereo, minore di 50ml o il caricatore del cellulare (a questo forse si può rimediare, istituendo il kit da viaggio tecnologico, ormai necessario, almeno quanto il detergente intimo.

Il libro, il libro è un vero problema. Quello che sta leggendo che è sempre vicino al suo letto, a volte sotto al piumone. Per Lena non ci può essere il libro delle trasferte, perché c’è il libro che sta leggendo. Perché lo sapete come si distingue una persona che legge da una che dice solodi leggere, ma che questo sport –perché è uno sport per la mente e una medicina per lo spirito- non lo pratica? Una persona che legge sta sempre leggendo qualcosa, quindi alla domanda “cosa stai leggendo?”, ha sempre una pronta risposta. Una persona che dice di leggere, ci deve pensare o risponde “al momento non ho trovato nulla che mi interessi.

Comunque il libro che stai leggendo non può stare nella valigia semi pronta, perché ti segue giornalmente e talvolta Lena lo dimentica.

Nell’ultima trasferta verso Amsterdam, Lena capita nel posto centrale della fila dell’uscita di sicurezza. In mezzo a due uomini, uno abbastanza gigantesco, che contrae il suo spazio vitale e l'altro, quello al finestrino, abbastanza ammiccante e che la rinchiude nel suo spazio visivo, costantemente osservandola.

La gamba dell’olandese al finestrino, che rientra a casa dopo una due settimane di lavoro all’estero, sfiora con una certa insistenza le ginocchia di Lena; la mano e il braccio sinistro, invece si appoggiano alla parte destra con veloci gesti che spostano.

Il disagio inizia a salire quando il caro mitteleuropeo inizia a parlare del gioco che usa fare sull’aereo durante i suoi frequenti spostamenti: parla con le belle donne che incontra di quanto di più bello esiste al mondo: fare all’amore. E flirta con Lena, che, sì, è simpatica, sì è aperta, sì è intelligente, ma non sa flirtare, non sa ammiccare, non si sente sexy.

Arrossisce, ma si fa trascinare nella conversazione, spinta dal “ha scelto me, quindi sono una bella donna” e dal “bello questo gioco un po’ eccitante e un po’ disorientante. Ride, ascolta, interrompe e ocheggia, per quello che riesce. Un’ora e mezza di volo passa in un battibaleno, senza che una pagina del suo libro sia stata letto, senza che i suoi occhi si siano chiusi e con la sua pancia che si è attorcigliata un po’, come quando da bambina andava sull’altalena e prendeva velocità: quel misto di timore ed eccitazione.

Alla fine, mentre le luci della città si avvicinavano, e l’aereo stava assettando il corretto angolo di incidenza verso la pista, allora, mentre lei parlava, lui la guardava, sorridendo, la esortava ad avvicinarsi al finestrino per guardare, le cingeva la vita e le stampava un bel bacio sulla guancia all’attaccatura laterale delle labbra. Un po’ sorpresa, ma tanto infervorata giratasi, Lena riceve un altro bacio, più intenso, più profondo, sulla bocca e, dentro la bocca.

Ma è già l’ora di scendere e non sa il suo nome, non sa il suo numero, non lo rivedrà, né verrà ricontattata. Niente lui si è innamorato di lei e la cercherà, nessun colpo di fulmine, nessuna storia romantica di due anime gemelle che il destino ricongiunge; sarà solo vita, una cosa estemporanea, che non ha un futuro, solo un momento di emozione, per il gusto di provare e sentire; lei sarà solo un’altra bella donna baciata sull’aereo, per il gioco che lo diverte fare. Perché come per il kit da viaggio, oggi esiste il kit delle emozioni: ci forniamo del necessario nutrimento pret a porter, limitato ad un breve attimo più o meno intenso in un lasso di tempo in cui si è liberi da altri impegni e senza che si generino continuative conseguenze.

Lena annota sulla sua agenda:
ricordarsi del kit tecnologico e del kit emozionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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