IN AEREO DA STOCCOLMA (dedicato a Noemi)

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Un uso e una maniera di Stoccolma
Un uso e una maniera di Stoccolma

Un uso e una maniera di Stoccolma

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C è la ragazza che torna dal week end a casa dell'amica di università, che ha fatto la magistrale -cioè la specializzazione degli ultimi 2 anni degli attuali corsi di studio universitari- in un'altra nazione.

Perchè oggi l'università si fa un po' in Italia e un po' all'estero. Non solo i più bravi, i più illuminati e i più intraprendenti tra gli studenti lasciano la famiglia casa, per trasferirsi  per un  determinato periodo -o per una vita- in una città europea; ma anche tutti coloro che possono permetterselo, aiutati dalla famiglia casa, che paga le spese e manda pacchi di spaghetti.

E quindi, complici i voli low cost, che manco un treno per Bergamo da Milano costa così poco, si viaggia di più e più facilmente si ha accesso alle città europee,  che non sono più, ormai, solo le capitali europee, trascorrendo i bei week end di quando "vado dalla mia amica che sta a Stoccolma".

E vedo si, le cose che ci sono sulle guide, ma lei ci abita e la vive la città e conosce tutti gli sgami -quelle che io, che ormai l'universita non ricordo più neanche quando l'ho finita, chiamerei facilitazioni o modi di fare del luogo.

Perchè nel mondo globale, ciò che crea integrazione è lo scambio. Ma lo scambio si perfeziona nell'acquisizioni di pratiche e nel mescolamento di abitudini e approcci. E allora vai lì che la mia amica  mi ha detto che è proprio quello che usano fare, è la chiave per conoscere e diffondere.

Cosi come nelle coppie formate da due persone originarie di due nazioni differenti, in cui a Natale si mangia l'arrosto di vitello, ma guarnito dalla marmellata di mirtilli e si portano i bambini a spasso anche se piove e fa molto freddo e loro sono molto piccoli ed il cappello non è fondamentale.

 

C'è il gruppo di giovani italiani del sud, quelli che sono già in parte usciti dalla  famiglia casa e studiano a Milano, ma poi insieme esplorano l'Europa dal porto più centrale del capoluogo di provincia lombardo, che fa quasi mitteleuropa già da solo.

E ridono e si sono divertiti e parlano ad alta voce. Hanno mangiato e bevuto perchè il  viaggio e la conoscenza passano anche attraverso il modo di mangiare diverso. E allora mangiare il main plat a base di renna, ma con il pane, è l'italian way di una perfetta cena scandinava. Anche se,  "vuoi  mettere un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino".

E gli svedesi sono sempre di una gentilezza perfetta che trasuda equilibrio, che non scompone loro e ricompone te, ma modera le emozioni, appiattendole e sembra che non ridano mai.

E i ragazzi, tutti giovani, che lavorano nei restaugrant o nei bar non cantano nè si muovono al ritmo della musica che rompe il silenzio inverosimile di un locale colmo di gente, che educatamente parla sottovoce e ride poco e mai sguaiatamente, per non coinvolgere troppo, non fanno più cose insieme, ma insiem fanno una cosa sola, Non sono stressati e pressati e forse così, tante più persone hanno un'occupazione e guadagnano e possono spendere sorreggendo l'economia (secondo una nota teoria economica) e quindi un'infinità di negozi popola le vie. 

"Le ragazze sono belle ma fredde, non siamo mica in Andalusia!"  Perchè le ragazze sembrino fredde non mi è chiato: sono le gote arossate dal vento, che è gelido? È la gentilezza e l'educazione che non le scompone? È l'imperfetto inglese parlato dall'italiano, che si capisce male verso il perfetto modo di esprimersi loro, anche in una lingua che non è la loro nativa?

Ma gli italiani capitano di fianco a lei. Una di lei e due di loro.

E quello di fianco alla ragazza, si è visto subito, la ha notata e ha smorzato immediatamente l'entusiasmo goliardico dello stare nel gruppo. Ha abbassato il tono di voce e, quando si è seduto l'ha salutata. 

Ma poi il suo compare, che aveva il posto di fianco a lui,  è arrivato e più spavaldamente ha cercato di fare il brillante, parlando a lei attraverso lui e perciò: "non disturbare la signorina e stai attento a dove metti le gambe, che così dai fastidio alla signorina"

Ma lei è la signorina, e questo è bastato a prendere le distanze che non permetteranno di conversare, aprendo ad una conoscenza e ad un interesse già manifesto dal primo lui e quindi lei, si addormenta .

E loro tirano fuori le carte da gioco. 

 

C è la famiglia svedese che viaggia con fidanzato della figlia sedicenme a seguito. E magari a Milano ci farà solo scalo.

Lei ha una canottiera, i capelli rossi, i seni grandi e l'altezza vichinga. Lui è magro, i capelli corti un pò sparati; la faccia è ancora brufolosa. Sarà alto 1m e 85 e la sua barba è rada e chiara.

Perchè viaggio ancora con mama e papà, ma se posso portare un pezzo del mio mondo con me. In questo siamo già integrati, perchè, magari restiamo nella famiglia casa fino almeno ai 25anni (italian style), ma smettiamo di condividre il tempo con i genitori dai 16.

Però si tengono per mano e magari in hotel avranno la loro stanza, separata da quella dei genitori e dormiranno insieme.

 

E poi ci sono le italiane un pò più grandi,  quelle che hanno figli, che, però,  sono a casa, a vivere l'altro tempo con l'altro genitore. Che hanno camminato per tutta la città in cerca di quei posti diversi e di quegli angoli nascosti ai più. Ma niente di non conosciuto ai più,  è stato scoperto e tanto di quello indicato dai piu è stato visto. Ma ci si accontenta perche è tutto nuovo e comunque un week end non è sufficiente a conoscere una città.

Perchè la città si conosce quando ci si perde, e si è costretti a guardarsi a cercare un punto di riferimento, a capire quale zona è vicina all'altra e a riconoscere le caratteristiche del quartiere, quando impari a fare le abitudini del luogo un po' tue, per il tempo che sei lì.

Perchè un locale bello e particolare, ma non affollato si trova quando "adesso mi fermo perchè devo fare una pipì e non ce la faccio più e voglio un te".

Così per caso. Cosi per caso le cose accadono.

Come il ragazzo italiano del gruppo goliardico che è capitato di fianco alla ragazza italiana che viaggia da sola, per caso.

Le cose accadono per caso e sono come  atomi che scontrandosi, innescano uno scoppio, ma siamo poi noi ad alimentare lo scoppio sorregendo la  reazione a catena o raffredando il nucleo, per fermare l'esplosione, solo per la paura di non poterla controllare.

 

 

 

 

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