I COLORI DELLE PERSONE

Pubblicato il da stefy.stefy

ll signor Hakuro lentamente procedeva sulla strada rallentando il tempo e le immagini intorno a lui. Assorto nei pensieri che turbinavano, compensava il disordine della mente con il procedere incessante e ritmico e la sua borsa bianca che  lo accompagnava sempre.

La signora Rosa aveva le labbra pittate di un rosso intenso su un viso chiaro e gote rosate. Il vestito colorato e un po’ scollato seguiva il suo incedere scombinato e insicuro. Si guardava intorno e ogni immagine le rimandava un pensiero, riempendo la sua mente da nulla impegnata.

Francis, la ragazzina del quartiere con il fiocco giallo era allegra, come si addice ad un individuo della sua età. Non camminava, saltellava, mentre cantando non pensava, solo immaginava le bellezze della vita.

Madame Arnaux,  fuori dal suo mondo con la sua borsa della spesa e il suo foulard indaco, a testa alta camminava e sorrideva con gli occhi, appena aprendo la bocca e salutava, più accennando che parlando e osservava dimessa pensando con discrezione.

Tutti loro entrarono nel negozio di Arold. Arold vendeva quasi tutto dai generi alimentari ai beni di prima e seconda necessità. Tante cose vecchie e nuove, tanti colori sugli scaffali, tante particolarità nascoste nel retro banco.

Il signor Hakuro aveva bisogno di  ovatta bianca per  imbottire un cuscino e renderlo più morbido; di te bianco e di alcuni fogli per i suoi disegni.

“Buongiorno Signor Arold, come va?”

“Grazie mille e buona giornata.

La sira Rosa era passata di là per comprare del cioccolato e delle fragole, ma poi la borsetta sull’angolo a destra aveva attirato la sua attenzione distogliendola dal suo obiettivo principale.

“Favolosa! Mi piace”

Arrivederci e grazie”

Francis andava a spendere i pochi centesimi che la nonna le dava quando dopo scuola passava da lei in dolciumi. Comprava sempre gli zuccherini colorati e le faccine e le mangiava tutte prima di arrivare a casa.

“Grazie e a presto” sorrideva

Madame Arnaux aveva bisogno di uno scampolo di stoffa e di alcune forcine.

“Buongiorno”

“Arrivederci”

Arnold non vedeva da quando aveva 10 anni nel canonico modo del vedere che conosciamo, attraverso gli occhi. Vedeva i colori delle persone attraverso  le loro parole e i rumori dei loro movimenti e i loro ritmi e quel giorno aveva visto:

La quiete del bianco, la passione del rosso, l’allegria del giallo e l’eleganza  dell’indaco.

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