VERDE O NERA
Un giorno una donna, che donna nn vuole definirsi, ma che donna si sente, cammina da sola verso un "so dove".
Procede, un piede avanti e poi l'altro; si aggiusta la borsa sulla spalla e gli occhiali sul naso; la giacca grigia chiusa e la sciarpa nera allacciata intorno al collo.
la testa è leggermente reclinata, gli occhi nascosti e la bocca, appena accennata, nn mostra il bianco dei suoi denti.
Qualcosa le cade -un fazzoletto colorato? un taccuino con la copertina disegnata? si china, lo prende, si sofferma, lo ripone nella borsa e prosegue. Poi inciampa e si ferma, si guarda intorno. Alza la testa, apre gli occhi e come risvegliata da un torpore, si dirige decisa verso il caffè all'angolo.
Si siede ad un tavolo e ordina. mentre aspetta, apre la borsa e ne tira fuori un libro. tutti i colori su quella copertina, si intrecciano e si aprono e compongono figure.
Poi inizia a leggere. il suo viso si distende, raddrizza il capo, la bocca timidamente si apre accennando un sorriso. Si toglie gli occhiali e gli occhi diventano grandi. Poi ruotando la testa si guarda intorno e finalmente vede. Vede la gente che intorno a lei cammina e parla e rincorre il suo tempo.
Si apre la giacca e sfila la sciarpa, si mette più comoda e continua a passare le pagine.
Mi accorgo adesso che la sua giacca è verde.
Paga e, dopo aver raccolto le sue cose, si alza e riprende il suo cammino.
Decisa imbocca la strada a destra e aggrotta le ciglia all'improvviso suono di un clacson e si volta quando sente una madre sgridare il proprio figlio. Il tram arriva e sdong, sdong, sdong suona ad una passante imbabolato sui binari.
Ora ascolta i suoni della canzone che sta cantando e vede i colori della tela sulla quale si sta delineando. Ora c'è.
Forse ancora scomparirà chiusa nella sua giacca, protetta dalla sua sciarpa e dai suoi occhiali, per poi riaprirsi per assaporare l'intorno; poi ancora bianco e nero e poi ancora colori.
Ancora mi chiedo quale fosse il libro che stava leggendo...ma forse è stato il panino che ha mangiato, a ricollocarla tra la gente, nelle strade, tra auto i tram.
C'è in ognuno di noi qualcosa in grado di svegliarci dal torpore in cui ci rifugiamo per sfuggire dalle brutture, dimentichi che così perdiamo anche le bellezze.
La sfida è trovare la continuità di questo qualcosa in noi, per nn rinchiuderci, per nn fuggire dalla meravigliosità del mondo.
Il bello è sempre sopra il brutto.