Una trasferta tarda

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Sono in aereo e sono stanca. E' tardi e ho freddo e il rumore  dei motori mi assorda.C'è poca luce perché stiamo decollando, ma c'è tanto spazio, perché c'è poca gente.Il tipo di fianco a me,  che mi ha sorriso quando sono arrivata, gioca ad un gioco da uomini con il telefono: una gara di auto e fa oscillare l'iphone, come fosse un volante.Sono al posto del corridoio, come sempre, perchè è  più comodo, perchè è più largo, ma guardo fuori dai finesyrini non miei,  e mi piace vedere le luci della città che si rimpicciolisce sotto di me. Adesso è  tutto buio,  adesso siamo in alto, adesso voliamo.Immagino Roma e le sue luci, che fra un po' vedrò e che, piano piano,  diventeranno sempre più grandi, mentre scendiamo.Immagino Roma e come è  bella Trastevere, piena di gente che ride e mangia e che beve.Immagino la bella sensazione frizzante del fresco di questa città, in questa stagione. Immagino il colore dei muri con le luci calde, immagino le giacche dei passanti e i tacchi delle signore sui sampietrini.Immagino il tempo che si ferma e immagino me.Io sono immobile nel mondo che invece si agita e si muove. Io nitida e ferma nello sfocato del movimento che c'é intorno.E un po' mi sento sola, perché io sono una e non mi basto, in mezzo a loro che sono insieme e che si abbracciano.

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