LA VERSIONE DI LATINO

Pubblicato il da stefy.stefy

Concentrati, concentrati, si ripeteva

Era mercoledì e c’era la versione di latino.

E lei si chiedeva come si potesse studiare e cosa si dovesse studiare per imparare a fare una versione di latino. L’analisi logica, certo, le declinazioni, per forza, i verbi, di sicuro, ma poi bisognava saperli combinare e incastrare, come pezzi di un puzzle.

 

La sua prof sosteneva che, prima di tutto, si dovesse imparare a leggere il latino, intonando e iniziando a delineare il senso dello scritto. Quella stessa prima frase, da cui partendo si fa srotolare il significato dell’intera versione, quella stessa prima frase, che se impugnata nel verso sbagliato, distorce il senso del resto.

Come se, per magia, le parole scritte si scambiassero di posizione all’interno della frase, ricomponendosi, nella traduzione immaginata, e prendendo il loro posto nella giusta posizione di predicato, preposizione e sostantivo.

Come se, per magia, le parole, volando, potessero, nella mente, disegnare le immagini che raccontano. E no! Lei manco quando leggeva in inglese, e forse appena, quando leggeva in italiano!

 

Intanto non aveva voglia di leggere, intanto non ce la poteva fare e intanto si stava perdendo.

 

Non riusciva a governare i pensieri, non riusciva a ricondurli al compito e così, si lasciava trasportare dalla sua mente a ricordare momenti, parole, attimi e risate con lui.

 

Una coincidenza, comincia sempre così.

Quando il mese scorso avevano cambiato i posti in classe, lei era capitata vicino a Giulio. Terza fila, dietro Simona e Francesco, davanti Luisa e Vale. Quel giorno, però, aveva dimenticato gli occhiali e aveva fatto cambio con Luisa, sedendosi vicino a Valerio, in seconda fila.

Valerio non era il più simpatico, non era il più carino, non era il più bravo, ma non era peggio di altri.

 

La matematica era stato il primo campo di gioco, un gioco sottile di ironie sussurrate e gare innescate per la risoluzione dei problemi più complicati. Uno stimolo per la mente, una provocazione per l’orgoglio, un impulso per il progresso reciproco.

E la conversazione, quella fluiva nella musicalità delle parole che lui accostava con armonia e chiarezza. Quella stessa chiarezza che nelle chat si perde a favore della sintesi, quella armonia asciugata dalla velocità e dalla sommarietà del dialogo a fumetti, che spesso parla per immagini interpretate e interpretanti.

 

Certo, alle ore in classe poi seguivano interminabili dialoghi in nuvolette sui più disparati argomenti, certo poi le mattine a scuola venivano prolungate dai pomeriggi in silente dialogo e le serate concluse con chiacchere virtuali.

 

Perché parlare apre, comunicare avvicina, confidarsi interseca e il resto è proiezione.

Cosi come quando identifichi precisamente e correttamente la parte della frase di una versione di latino e capisci qual è il soggetto e associ il verbo e identifichi il predicato, inizi a proiettare il senso del generale; allo stesso modo, apri un canale di comunicazione, ti trovi, ti avvicini, ti cerchi e ti confidi e inizi a sentirti in un senso più generale, parte di un di un disegno, che solo tu vedi.

 

E ti sembra di capire e ti sembra di sentire e ti sembra di esserci, di avere compreso qual è il filo da seguire e che la matassa si dipani, si sciolga e componga il senso.

 

E poi, passaggio, dopo passaggio, parola dopo parola, la nuova struttura si compone e si rinforza e le singole parole vanno a incastrare il senso generale che hai in mente, perché tu inserisci i pezzi e li fai collimare, nella struttura che nella mente hai disegnato.

E la versione è fatta e il senso è dato.

Ma poi a metà della versione, quando il lavoro è impostato, mentre la traduzione sta fluendo, trovi che un elemento non coincide e non si incastra nell'insieme e capisci che la contingenza è mancata o forse che la tua comprensione è sbagliata e hai interpretato qualcosa che non è. E la versione non si completa e il senso non si chiude e la costruzione non regge.

 

Così la vita crea le coincidenze, aggiunge le contingenze e incastra delle situazioni, cosi come nella versione, il verbo chiama il soggetto e i predicati e i casi completano la struttura.

Ma se al verbo associ il soggetto sbagliato, ma se sbagli il complemento o riconosci le frasi come coordinate e non distingui la principale e la secondaria, allora travisi il senso e ciò che non è, diventa e ciò che realmente è, non si vede.

 

Nella vita le situazioni accadono, i casi si susseguono e se le strade divergono verso direzioni non parallele, è facile sbagliare e travisare e tradurre i segni in modo errato, creando una costruzione non corretta del contesto.

 

Così, la sera prima, nell'interminabile chat, prima della buona notte, chiaro era emerso che un’intensa amicizia, nata da una coincidenza di situazioni che si erano costruite e arricchite, era stata male tradotta. Il soggetto non era l’amore, ma l’amicizia; il verbo non era costruire, ma condividere; il caso non era di progettualità, ma di utilità.

E un altro quattro, per un’altra versione mal tradotta si affacciava, con conseguenza, però di impatto sull'emozione e non sulla lezione!

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P
Quando sono arrivato alla fine sulla mia testa è spuntato un ''commento-nuvoletta'' :-) !!!
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S
bell'immagine! i miei pensieri si trasformano spesso in immagini e sono contenta che il mio breve scritto abbia concretizzato anche le tue riflessioni in immagini :)<br />