CONCLUSIONE

Pubblicato il da stefy.stefy

Ero salita pochi istanti prima, perchè avevo sentito degli strani rumori. Anche se sapevo che sarebbero rientrati non più tardi di lì a una mezz’oretta  - avevano telefonato - il mio senso del dovere, di solito scarso,  mi aveva spinto a salire e a guadagnarmi quei soldi che di solito prendevo senza meritare; poi avrei potuto finalmente vedere Beatrice e....il resto della casa.

Non c’era niente nella loro camera da letto. Mi spinsi oltre: tentai la porta affianco. Spinsi piano la porta, nella penombra del corridoio, sperando di non svegliare la bambina. Quando la porta si fu aperta a sufficienza perchè io potessi intravedere qualcosa, ebbi un tuffo al cuore: le pareti erano ricoperte di fotografie più o meno grandi della bambina; un abella bambian bionda, felice, vestita bene.

Le foto mi avevano come travolto, assalito, erano prorompenti, invadenti...avvolgenti, perfino soffocanti. Il primo istinto fu quello di chiudere la porta e fare un salto indietro. Era una cosa normale, erano solo foto di una bambina....ma erano così tante e così piene di colri sgargianti, piene di un qualcosa che, imprigionato nella fotografia spingeva per uscire e sembrava buttarsi addosso allo spettatore che si trovava davanti alle immagini.

Sciocca,sciocca, sciocca!!! Mi imposi di rientrare per controllare se la bimba stesse bene. Mi avvicinai al lettino e, mi curvai verso la bambina. Appena sfiorai il guanciale, con fare automatico,  il busto della bambina si sollevò, gli occhi si aprirono e rimasero sbarrati fissi nel vuoto. Luccicavano, ma anchelei era completamnete lucida... Subito mi ritrassi e con un movimento a scatto uguale a quello di prima, essa si ristese sul lettino e richiuse gli occhi.

Accostai la porta dando un’ultima occhiata  alle fotografie sulle pareti. Ora non erano più così travolgenti come mi erano sembrate prima, ora erano meno ..... meno vive....

Scendendo non fiatai. Il gelo che mi aveva pervaso dai capelli giù fino alle dita dei piedi,  aveva ghiacciato le mie mani; non avevo il coraggio di fare nulla: avevo paura di rompere con le urle che divampavano dentro di me un equilibrio costruito su un filo di nylon, che no si spezza, ma può essere scivoloso.

Quando mi fui calmatae il mio cuore riprese  il ritmo di sempre, un’amarezza profonda mi pervase e una sensazione di impotenza si impadronì di me.

Quando tornarono, risposi educatamente, ma a monosillabi, alle domande di routine - Hai avuto problemi? -, - Tutto bene? -, - Siè svegliata? -.

Poi inventai una scusa: dissi che avevo trovato un altro lavoro a tempo pieno e che non potevo più fare la baby-sitter per loro; mi scusai e mene andai per non far più ritorno in quella casa.

La loro calma mi sorprese, non mi chiesero nulla, non sospettarono di niente....e di cosa dovevano sospettare?

Ritornare in quella casa voleva dire assecondare la pazzia, cieca  di un amore immenso e di un dolore incolmabile che non potevo comprendere e che, anzi mi inorridiva.

Ora lavoro come commessa in un delizioso negozio vicino casa mia: non devo neanche prendere il tram!

Mi sembrava di avere dimenticato...non ci pensavo più, ma soffermata davanti ad un negozio di biancheria per la casa, sperando di trovare qualcosa per mia sorella che si era appena sposata

notai i colori sgargianti delle trapunte e dei copriletti alla moda. Nella vetrina di sinistra c’era un letto e sul letto....una bambola di porcellana.

Il tepore della sciarpa, dei guanti e la felicità tipica del periodo natalizio svanirono d’un tratto, sentii qualcosa che prima risucchiò e poi rigettò fuori la mia essenza, le mie interiori.

Una triste testimonianza della debolezza umana, subordinata alla forza talvolta distruttiva, talvolta rigenerante dell’amore.

E’ strano pensare come un sentimento che ti può dare tutto, ti possa anche togliere tutto.

La vastità dell’amore ha il potere di farti sentire potentissima, ma anche una nullità, persa in un mondo che non può, non deve esistere senza amore.

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