FUTURO PASSATO

Pubblicato il da stefy.stefy

E si trovò di fronte al suo passato, proprio pensando al suo futuro, seduta al tavolino di un caffè.
Aspettava che le portassero il  suo caffè doppio in tazza grande e sorrideva in quella fredda mattina stretta nei suoi guanti e avvolta nella sciarpa, nascosta dietro agli occhiali da sole, ma rigorosamente ai tavolini fuori, all’aperto di una mattina presto di un week end, quando le auto riposano un po’ di più e la città ancora si deve svegliare del tutto.
Così dall’immagine solare di una coppia felice che abbracciandosi sorride, ricorda d’un tratto il buio di una bagno aziendale, in cui il silenzio è rotto da un dolore assordante.
E ripensa a quando si erano incontrate in ufficio. L’aveva trovata subito bellissima, con i suoi occhi profondi e brillanti che raccontavano quanto la vita  le piacesse, con quei capelli che sempre arruffati le incorniciavano un viso reso perfetto dalle imperfezioni e dallo splendido sorriso che illuminava l’insieme.
E sempre rideva. Arguta, intelligente, ironica e sognatrice. Si erano intese subito. Era affascinata dal suo diverso modo di vedere tutto. Era sempre un confronto costruttivo, ma era un diverso punto di vista.  Iris si faceva invadere e pervadere da quello che attraversava e quello che incontrava, viveva appieno e ne godeva a fondo.
Per contro Carola, che seduta al sole di un inverno  si era trovata nel tempo degli anni passati, aveva un atteggiamento più distaccato nei confronti delle esperienze e dei momenti e delle emozioni, che amava provare, ma allo stesso tempo controllava. Iris la travolse da subito e un po’ la trascinò con sé nella sua ilarità della vita.
Iris era sposata con un bell’uomo, di cui forse, però non era innamorata. Di certo questi non le dava ciò di cui lei aveva bisogno. Non le dedicava le attenzioni che meritava, né le concedeva alcuna parte di sé. Non aveva capito che Iris sarebbe entrata in lui e che, se solo lui glielo avesse concesso lei avrebbe  permesso che lui si esprimesse al meglio di sé, anche attraverso lei.  La aveva lasciata fuori, in disparte e lei soffriva di questo e sentiva fame di dare così come di ricevere.
Entrare in confidenza e affiatarsi fu immediato, quasi non cercato. Carola ci mise poco a innamorarsi di Iris,  ma Carola si conosceva, si capiva e si accettava, per questo si proteggeva dal mondo.
Iris invece, nella sua ingenua incapacità di guardare le cose a distanza e dosare gli impatti, si lasciava trascinare dalle sensazioni e convincere dagli avvenimenti.
Dapprima una amicizia tra colleghe, poi la confidenza tra amiche, infine l'interesse di Carola aiutato dalla accoglienza di Iris, non tardò a manifestarsi.
Carola era schematica, sintetica e precisa. Quando prendeva appunti teneva il foglio verticale, segnava per punti e concetti, lasciando i particolari al ricordo. Iris girava il foglio orizzontale, perchè "aveva piu' spazio su una riga". Non organizzava lo spazio per elenchi, ma lo riempiva delle idee e dei concetti appresi, legandoli con frecce e collegamenti. Nella sua logica riassumeva tutto ciò che riteneva importante e dalla sua rappresentazione ricostruiva il concetto nell'idea che era stata espressa.
Carola era leggibile, Iris interpretabile.
Carola era lineare nelle sue esposizioni, chiara e logica; Iris coloriva le sue digressioni e talvolta si perdeva in numerosi pensieri che per assocciazione "si attaccavano" ai concetti che stava illustrando. Insieme riuscivano, contemporaneamente, a passare concetti e stimolare speculazioni mentali.
Carola era pulita, alta e ordinata nel suo abbigliamento a colori neutri e nella sua particolarità di un'eleganza oggettivamente riconosciuta.
Iris non portava tailleurs, ma solo spezzati. Armoniosa nell'accostamento dei capi, non riusciva a contenerli nella sistemazione e così la camicia, dopo due ore di lavoro, usciva dal pantalone o dalla gonna, ma solo da una parte o si sborsava e creava un movimento che segnava la gestualità accentuata del suo parlare.
E' sorprendente come la organizazzione mentale dell'individuo si rifletta nel suo portamento e aspetto, rendendo armonioso cio' che c'è dentro con quanto sta fuori.
Nei particolari di ogni individuo si intuiscono le caratteristiche della persona. Solo chi è capace di vedere i particolari, sa capire subito la persona.
Chi non nota i particolari, imapara con il tempo a conoscere la persona.
Iris si truccava poco, come Carola, sempre gli stessi colori. Carola era proprio una bella donna: Iris era proprio una donna che piaceva.
E' più facile comprendere le nostre sensazioni e impressioni per confronto. Soffermandoci sui particolari, invece, possiamo comprendere la bellezza di ogni individuo, alidilà della sua completezza. Così, mentre avere una visione completa di un progetto o concetto è fondamentale per comprendere i singoli aspetti dello specifico; allo stesso modo per comprendere  una persona è fondamentale notare e apprezzare i particolari per farsi un'idea completa di questa.
Gli individui sono complessi e nella loro complessa  diversità sono la somma di tante piccole particolarità, che li caratterizzano. Alcuni particolari sono belli, altri possono non piacere, ma vederli nella loro singolarità ci ricorda che in ogni indiduo c'è qualcosa di positivo, ineressante e accattivante, seppure quell'individuo, nella sua completezza non suscita quelsentimento empatico di sintonizzazione.
Carola era molto attenta ai particolari e quelli di Iris le piacevano tutti.
Era venerdì e come spesso accadeva, avevano deciso di andare al cinema. Erano arrivate tardi e non avevano prenotato i biglietti, nessun posto disponibile per il film scelto in quel cinema e per quello spettacolo. Decisero di mangiare  e Carola porpose giapponese da asporto da mangiare a casa sua. Iris accolse con favore la proposta. Così scelsero insieme e salirono da Carola. Misero una buona bottiglia di vino bianco in freezer, perhè potesse arrivare alla temperatura giusta più in fretta e intanto fecero un aperitivo con una birra.
Iniziarono a parlare della giornata trascorsa in ufficio, come spesso accade tra colleghi, di quello che andava e di quello che doveva essere migliorato nei processi.
Scivolarono con facilità nella opinione sui colleghi comuni, che fanno il lavoro e lo rendeno facile o difficle, partecipando all'attività. Il passaggio al giudiio non fazioso sull'individuo, fu scontato. Bonariamente e spontaneamente si trovarono a ridere degli atteggiamenti e delle reazioni delle persone con cui lavoravano. Così Francesco, nel suo essere puntuale e preciso, sollevava l'ilarità di non riuscire a gestire gli imprevisti della quotidianetà di una vita monotona e ripetitiva; Laura, concentrata solo sui suoi compiti, non comprendeva l'impatto e l'importanza del suo contributo nella vita degli altri, perdendo la possibilità di vivere una vita intrecciata e innescata con il resto del mondo. E il divertente esercizio di pianificare efficienza diventava la pretenziosità di interpretare la vita degli altri.
Aiutate dal vino, le risate resero la serata ilare, confidente e spontanea.
Quando Iris, che si era tolta le scarpe, nella libertà e disinvoltura che sentiva nell'ambiente di quella serata, si alzò, dopo la seconda bottiglia di vino finita, barcollò. Carola la sorresse, così, vicina  a lei, lasciando uscire il suo desiderio, la baciò sulla bocca, di un bacio caldo e avvolgente, cui Iris rispose.
Trasportata dalla leggera ebbrezza del vino e appannata dalle intense risate, Iris si lasciò guidare dal desiderio di Carola, che esperta del corpo femminile, oggetto del suo desiderio sessuale, sapeva come esplodere il piacere di una donna, meglio o al pari di un esperto amante.
Iris, nel suo approccio femminile con il sesso, aveva esplorato solo i confini eterosessuali e intendeva l'atto nella sua completezza di preparazione e intesità emotiva oltre che fisica.
Nella scia della splendida serata, preparata dalla bella intesa, aiutata dall'ebbrezza e guidata dalle sensazioni fisiche che Carola riusciva a suscitare -e diciamolo anche dall'astinenza cui ormai gli scarsi rapporti con il marito la costringevano- Iris si lasciò andare.
Bello, intenso, lungo e appagante, il momento fisico arrivò al culmine.
Carola era felice; Iris, seppure appagata, frastornata.
E dopo l'amplesso o è dolcezza e intimità o è imbarazzo soffocante. Era uno per Carola e l'altro per Iris, che, da tanto non aveva così voglia di tornare a casa.
Iris se ne andò e il week end mitigò il ricordo dell'accaduto per mancanza di confronto diretto con la parte interessata.
Poi il lunedì, in ufficio, nello sciocco pensiero di poter fare finta che nulla fosse successo, Iris, cercò di essere la solita naturale distratta persona di sempre. Carola, nella sciocca convinzione che qualcosa fosse accaduto e che qualcosa fosse iniziato, cercò Iris e quando si trovarono da sole in bagno, si avvicinò e tentò di baciarla.
Iris si ritrasse e comprese di dovere affrontare quel confronto che aveva nascosto al suo pensiero.
Cercò di essere chiara, ma non riuscì: le era piaciuto, si; con lei stava bene, si; la serata era stata fantastica in ogni suo momento, ma....
Carola non capiva, se era stata bene, se le era piaciuto, se ogni momneto le era sembrato bello e intenso, allora perchè no?
Iris non sapeva spiegare ciò che sentiva, ma nel suo immaginario, nel suo vissuto, nel suo io, Carola era una amica, ma non poteva essere di più.
Carola,  perchè si conosceva, si comprendeva e aveva imparato a conoscere il mondo e a proteggersi da questo, comprese che Iris era diversa e che esistono alcune differenze che non sono superabili.
Carola imparò a gestire il suo innamoramento, non corrisposto; Iris imparò a gestire il suo imbarazzo per aver fatto qualcosa che non era nella sua naturale indole.
Pensare di rimanere amiche come lo erano state dopo quanto accaduto, sarebbe stato utopico. Infatti non riuscirono: poco disinvolte e estremanete preoccupate della reazione l'una dell'altra, mancavano di spontaneatà. Perchè professioniste, lavoravano insieme, ma l'intesa perse l'intimità e la complicità di una volta.
E ora, seduta a quel caffè, ricordava il suo passato, mentre immaginava  il suo futuro  aspettando la donna che amava e  riguardando l'anello che le aveva comprato per chiederle di andare a vivere insieme.
Così pensando ad Iris, vedeva il suo passato proiettando le sue immagini nel prossimo futuro, quando ciò che aveva immaginato con lei si sarebbe concretizzato con qualcuna d'altra.
Iris raramente pensava a Carola e continuava a vivere  la sua vita trasportata dagli avvenimenti che poco sapeva guidare, ma che molto intensamente riusciva a vivere e ancora non si sapeva proteggere dal mondo e mai forse sarebbe riuscita, perchè Iris viveva intensamente il bello e il brutto. E quando era bello era infinitamente bello e quando era brutto era devastantemente brutto; ma era la sua natura.

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