CRESCENDO
Il bosco sembrava immobile. La luce appena filtrava tra le fronde degli alberi.
Guardando nella penombra e ascoltando i rumori piano si distinguevano il fruscio delle foglie che rispondevano al vento, gli scricchiolii delle piante al muoversi degli animali e qualche frutto che maturo cadeva, gli uccellini che cinguettavano e qualche lontano richiamo perso nello spazio della boscaglia.
La vita del microcosmo animava l’immagine che agli occhi umani sembrava immobilizzata in una cartolina.
Una piccola lepre giocava con i suoi fratellini nei pressi della tana e la madre, intenta a pulire dalla terra in eccesso l’ingresso , con un occhio si assicurava che i suoi piccoli stessero bene e al sicuro.
Si rincorrevano e si accapigliavano, si tiravano le orecchie e si mordicchiavano. La fame arrivò presto con il calare della sera e i piccoli richiamati dall’istinto e dalla madre rientrarono nella tana e si accomiatarono dal bosco per la notte.
La mattina portava l’energia e la voglia di correre, il sole solleticava i pigroni e li spronava ad uscire.
Le raccomandazioni della madre erano le solite, di non allontanarsi e di non farsi male e di non andare oltre la cortina dei rovi, aldilà della quale c’era l’altra parte del bosco, sconosciuta e quindi pericolosa.
Vero è che le raccomandazioni sono utili, altrettanto vero è che sono tentazioni. Nel momento in cui ci viene detto che qualcosa non deve essere fatta, la voglia di farla cresce in noi e l’unico modo di farla chetare è provare a farlo e rendersi conto di persona che non doveva essere fatta…si decide da soli quanto valeva la pena di provare e quanto era rischioso farlo, si diventa grandi.
Cosi uno dei leprottini, rotolando e rincorrendo un noce caduta finisce a ridosso dei rovi. Cerca di guardare oltre, ma vede solo piante uguali a quelle del suo bosco.
Poi sente un rumore, incuriosito passa oltre e va dall’altra parte passando tra i rovi e cercando di non farsi male. Incontra dei leprotti tali e quali a lui, le piante sono le stesse, il sole c’è anche li, le foglie, le noci, tutti.
Tra i leprottini incontrati trova una leprotto che tanto gli piace e gioca con lei e si rincorre e strofina il nasino contro il suo.
Al calare della sera torna verso casa e quando rientra, dopo i suoi fratellini la madre accigliata, sonoramente lo apostrofa e gli chiede dove è stato e lui le racconta.
La madre molto si arrabbia di una rabbia dettata dalla preoccupazione di quello che sarebbe potuto succedere e del fatto che le ha disobbedito e gli fa promettere di non andarci più. Lui acconsente.
Il giorno dopo, però sente la sua amichetta che lo chiama e corre da lei e cosi per tanti giorni a venire, finché decide che deve dirlo alla sua mamma e che lui vuole andare dall’altra parte del bosco.
La mamma che ascolta madre natura, lo fa parlare, abbassa le orecchie e addolcisce il suo sorriso e gli dice:
Vai ora sei pronto, hai sperimentato e hai deciso, vai a fare la tua vita.
Dare la vita ai nostri figli è la cosa più che possiamo fare per loro, permettergli di viverla è il dono piu’ grande.