Cronaca di una mattina tra i treni

Pubblicato il da stefy.stefy

E’ che se abiti fuori Milano e devi andare a prendere un treno presto in centrale, tu, che sei organizzata e programmatrice, prendi un treno locale, per evitare il traffico della città; ti alzi per tempo, ti muovi in anticipo sperando che le ferrovie non vanifichino il tuo sforzo per incastrare gli orari con tranquillità.

E’ che se lavori a Milano e abiti fuori, sei abituato a usare la macchina.

E’ che non capisci quelli che “prendere i mezzi è tutto tempo guadagnato per te”.

Quale??? Il tempo di correre a prendere un treno, con il tacco che hai vestito sotto al tailleur e la borsa del computer che ti penzola sul lato sinistro, perché sul destro hai la borsa con le tue cose? Il tempo di incastrarsi tra mille studenti che alle 07:15 di mattina hanno la voglia di raccontare la loro vita al mondo, un po’ urlando, un po’ ridendo e tanto lamentandosi di tutto quello che a me fa sorridere di gioia quando ci penso: come  la mamma che li incalza perché è tardi e la prof che non si rende conto di quanto ha assegnato loro da studiare, ma forse è pazza?  è “ che sono in dramma” per il ragazzo che hanno nei pensieri, nelle parole che non sono dette e nelle immagini che sono evocate. E i ragazzi? I ragazzi mugugnano del calcio e della partita di calcetto, schivi salutano alcune amiche abbassando la testa, per poi accendersi una sigaretta sulla banchina in attesa del treno.

“Ma puoi leggere”. Si, certo,  in piedi, tra mille zaini distinti  solo dal diverso colore, perché marca e forma coincidono, cercando un posto per i piedi e un appiglio per l’equilibrio. Ma con quale mano reggo il libro??

Poi trovi un posto di fronte a due persone che dormono e ti siedi e raccogli le gambe per non incontrarti con le loro; tiri un sospiro di sollievo, e trascorri quei pochi minuti di viaggio serena, per poi rialzarti e scendere e andare a prendere l’altro treno.

Poi il cartello di Milano centrale e sei già arrivata. Ti alzi, ma inesperta, non conosci i movimenti del treno, poco tonica non riesci a forzare i muscoli affinché ti reggano e , quando si arresta capitomboli sulla signorina che ti sta di fianco. Poi ti appoggi pesantemente a lei, mentre alzi una gamba, rischiando di colpire la donna che ti sta di fronte. E ringrazi di riuscire a non darle un calcio e ti rassereni di non avere di fronte un impettito uomo di affari, che ti avrebbe imbarazzato ancora di più.

Poi ti viene da ridere, ma devi scusarti, arrossisci e quando ti chiedono se ti sei fatta male dici di no, ma senti che la forza impressa sulle membra per tenere un equilibrio, che hai perso, ha irrigidito i tuoi muscoli.

Ti ricomponi e raccogli le mille cose scomposte, perché intanto hai guardato anche in che carrozza e in che posto sarai sul freccia rossa che stai andando a prendere, per essere preparata.  Ti alzi e, in coda aspetti che si aprano le porte e che la gente defluisca, si perché fa un po’ fiume, la gente che scende dal treno e si apre verso le diverse direzioni.

Eri nella prima carrozza, perché da inesperta, ti sei fermata all’inizio della banchina e sei salita dove il treno si è fermato. Il binario di fianco a quello  su cui sei arrivata è proprio quello del tuo treno, bene!

Peccato che la tua carrozza sia proprio l’ultima! Quindi percorri questo chilometro di banchina e sali. La signora davanti a te, però, che è salita sul treno con una valigia -che io neanche quando vado in montagna a sciare con due bambini- si accorge, una volta imboccato il corridoio del vagone, di avere sbagliato carrozza. Cosi, come in una stretta strada a doppio senso di marcia, si fa un po’ di retro per lasciarla passare.

Poi trovi il tuo posto, forse, anzi no, ma come funziona? Il 5 da una parte e anche dall’altra, le lettere però cambiano! Ok come in aereo. Però la signora di mezza età avanzata,  è seduta al tuo posto, adesso glielo devi spiegare e le fai vedere il numero e la lettera corrispondente al posto che occupa e la aiuti a trovare il suo e a spostarsi o ti offri di sederti tu al suo posto, ma lei si ferma a Bologna, tu arrivi a Firenze. Già ti vedi a Bologna con qualcuno di cui occupi abusivamente il posto e…anche no. Tutto questo ragionamento in qualche secondo.

E poi ci sono le riviste del Freccia e ti ci siedi sopra come aveva fatto prima di te la signora, ma sei scomoda e ti alzi e le togli.

E adesso che sei seduta, inizi a pensare e ti “ricordi” che devi fare la pipi, perché bere molto fa bene e tu bevi molto, ma poi devi pagare le conseguenze, oltre che godere dei benefici.

Portata dal treno, fermi la mente e ti metti a guardare:  pc accesi e telefonini in mano in ogni dove. Un bimbo con la sua mamma si è addormentato; qualche giornale, rigorosamente “corriere della Sera” e ti chiedi se sia un caso; il viaggiatore occasionale che non si toglie neanche la giacca e quello che lavora a bologna, ma abita a Milano e che è organizzato come fosse nel suo ufficio. E l’uomo di fianco a me che sotto un abito compito, completo di camicia e cravatta e scarpe all’inglese veste le calze di spugna? La custodia del suo cellulare è azzurra.

Non te ne sei neanche accorta e sei già arrivata a Bologna e il treno si anima di persone che si dirigono verso l’uscita, sono a già a destinazione. E fra poco lo sarai anche tu. La alta velocità è proprio veloce!

Che divertente, a guardarla dopo, che fatica a farla durante!

E vai a fare ancora la pipì.

Pubblicità

Con tag racconti

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post