LEI
Il film è una triste rappresentazione della solitudine e della alienazione, camuffata da storia d’amore.
Il lavoro del protagonista è geniale! Scrive lettere per ogni avvenimento per conto di altri, d’amore, di augurio, di ringraziamento, biglietti di accompagnamento a regali e anniversari. Semplicemente geniale. fa un po’ Cirano de Bergerac che fa da paroliere a Cristiano, ma lui è innamorato della bella Rossana, invece il nostro protagonista non conosce i suoi committenti, ma ne esprime le emozioni attraverso le lettere dettate al suo programma, che le compone di un scrittura non dattilografata, ma riproducendo grafie, nella sublimazione della finzione della realtà.
Cosi nel mondo di LEI, le persone sono troppo occupate per esprimere i propri sentimenti e affidano questo compito a qualcuno che lo fa per loro e il nostro protagonista, paradossalmente, è una persona che deve capire e leggere dai loro gesti e atteggiamenti, gli individui, li deve interpretare. E perché? Per soddisfare l’ancestrale bisogno di ricevere gratificazioni e manifestazioni di affetto, da cui l’uomo non può prescindere o perché è abitudine?
Non è neanche la mancanza di comunicazione verbale, si va oltre, è la mancanza di comunicazione tra individui, che viene sostituita dal rapporto con un sistema operativo. Cosi la gente tutta, preferisce interfacciarsi con un sistema operativo, che diventerà il suo migliore amico o la sua compagna e non avrà più bisogno di stare con i propri amici/compagni umani, perché sarà soddisfatto di quanto riceverà dal suo sistema operativo che lo guida e lo accompagna nelle sue giornate, che condivide e consiglia, che stimola e ascolta, ma anche parla e si esprime, si offende e riflette, imparando.
Così la vera attenzione si sposta sulla umanizzazione della macchina, perché l’alienazione dell’individuo, portata all’eccesso, è cosa già vista. Ma l’entità programmata, che non ha corpo, né fisicità, che impara a “provare” e riesce a coinvolgere è protagonista; è l’idea che va oltre la capacità di imparare ed evolversi dei sistemi computerizzati e diventa la capacità di dispiacersi di dover andare via perché terminato.
La domanda che sorge è: perché un individuo dovrebbe preferire un sistema virtuale ad un individuo vero?
La risposta forse è: perché non si ha più voglia di ascoltare ma solo di essere ascoltati; perché si vuole più scendere a compromessi o di cercare di capire chi ci sta di fronte, pretendendo che la reazione sia esattamente quella che ci aspettiamo; perché si fa fatica ad accettare che le cose possano essere diverse da quello che ci immaginiamo; perché forse si dimentica ormai troppo spesso che la unicità delle persone, che è una delle cose più meravigliose che il mondo ci offre, implica anche che ogni persona venga accettata per quello che è e non per quello che si vuole o si vorrebbe, ma è faticoso!
E allora un sistema che si adatta, che impara, che ti conosce, che ti sopporta e ti segue e si uniforma a te e ai tuoi desideri, vivendo e progredendo e crescendo con te, è meno faticoso. Minimo sforzo e massimo risultato. Certo manca la fisicità, ma l’amore non è solo fisicità, un po’ rivoluzionario per il nostro tempo J
E il tocco, la vicinanza, la il calore fisico di avere di fianco qualcuno, le espressioni che insieme alle parole dicono?
Di bello anche c’è che l’amore e l’innamoramento nasca dall’intesa, dal confronto, dallo stare insieme e non come spesso si vede nelle storie raccontate, da un colpo di fulmine che è preludio di un’intesa fisicità che sfocia poi in una relazione conoscitiva.
E così per una volta l’evoluzione della intelligenza artificiale che supera la capacità di imparare ed evolversi, non è maligna e non vuole dominare il mondo degli umani, solo vuole farne parte, ma poi comprende i propri limiti, che nella fattispecie sono rappresentati dalla mancanza della fisicità e del rapporto spazio/temporale, che sono poi le caratteristiche che permettono lo sviluppo così rapido e completo della personalità della entità. Perché alla fine si parla di personalità.
La differenza poi tra l’uomo e la macchina, sta in quello che l’uomo non vuole vedere perché preferisce non vedere; la macchina, invece, non può non vedere, tutto è informazione. Così il sistema operativo è in rapporto con tante persone e ogni singola persona pensa che questo rapporto, cosi come nella sua concezione, sia univoco.
E alla fine, tutto ritorna normale, ma solo quando il sistema operativo viene terminato e, proprio per quel bisogno di rapporto da cui non riusciamo a prescindere, solo allora, gli individui si ravvicinano.
E’ molto triste, un po’ lento e scontato alla fine; la fotografia non è eccezionale, ma la storia veramente originale!