EDITORIALE

Pubblicato il da stefy.stefy

Come se un foglio fosse di seguito all'altro, torni a perderti nel fantastico mondo di carte colorate imbrattate di inchiostro in forme sconnesse. Piccole montagnette e ondine che disegnano lettere che si compongono in sillabe, che formano parole.

Poi rileggi e correggi, cancelli e riscrivi e pensi di rendere immortale la tua esistenza, di liberarla nel paradossale tentativo di imprigionarla  nelle pagine di un quaderno che si riempie di pensieri.

Perché descrivere impressioni, annotare pensieri e scribacchiare immagini che in mente sembra liberarti?

Perché dare staticità e immobilità a qualcosa che fluttua in te, senza meta né direzione, che turbina in te e ti riempie rendendoti ciò che sei?

Perché rendere pubblico, divulgare, riducendolo certo un po', quello che si sente, rende liberi; condividere e partecipare, l'uomo non può prescinderne.

Perché l'oppressione di pensieri pesanti e assillanti è addolcita una volta trasposta in una forma più restrittiva, che la costringe ad essere rinchiusa e quindi limitata, perciò affrontata.

E quanto bene ti fa scrivere ciò che non dici. I pensieri, le impressioni, le emozioni nascono e crescono dentro di te; se non le lasci sfogare scoppiano dentro di te. Se le fotografi devi studiarle e capirle e …. o ti spaventi o ti tranquillizzi, ma senti di averle affrontate.

Poi rileggendo ti sembra di avere scritto di niente: E forse è così, ma sei tu è qualcosa di te e questo ti basta.

Non tutti possono scoprire e sviscerare le verità della vita rendendo senza tempo resoconti e racconti apparentemente inutili. Non tutti hanno il dono di riprodurre la fluidità dei pensieri nelle parole. Non tutti possono pregiarsi di avere, con la loro scrittura appassionato, commosso, irritato o semplicemente interessato qualcuno.

Però tutti possono scrivere per il piacere di farlo, per il piacere di rileggersi e trovarsi un po’ goffi e esagerati o spensierati….per il piacere di ricordarsi.

 

 

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