MARRONI E GIALLO OCRA

Pubblicato il da stefy.stefy

Marrone e giallo ocra. Come al solito era in anticipo, ma questa volta non dipendeva da lei, era uscita da casa prima, con sua sorella, per non far muovere sua madre due volte.

Aveva evitato di prendere la metropolitana e fatto un pezzo a piedi. Cuffiette nelle orecchie, la musica del “grande freddo”, elegante abbastanza da sentirsi disorientata  e un po’ fuori posto, camminava incerta.

Le piaceva fantasticare. Si guardava intorno, che desolazione. Sterrato e rifiuti. Un classico paesaggio anni  settanta negli anni novanta. Carte di cicche, lattine vuote, bombolette spray e … una borsetta dorata. Chissà di chi era stata, forse di una ragazza, che di ritorno dalla discoteca era stata aggredita oppure di una ragazzina che arrabbiata e delusa per una serata andata male la aveva gettata e con essa i suoi sogni di bambina.

Più realisticamente era una vecchia borsetta che non serviva più a nessuno e che era stata abbandonata con mille altri rifiuti.

Aveva paura di quel posto? Si forse un po’ , ma c’era il sole.

Mancavano ancora più di 30 minuti, cosa fare?

Guardandosi intorno intravide un parchetto al centro di alcuni palazzi, illuminato dal sole. I palazzi marroni e gialli ocra. Quanti ragazzi aveva visto 10 minuti prima all’uscita della metro e quanto vociare. Ora tutto era muto di un silenzio assordante.

Aveva pensato ci sono  diversi tipi di silenzio:

il silenzio tra due persone che hanno appena litigato, pieno di stizza, pesante, quasi insopportabile, ma così pieno di tutto, che come il bianco  è la somma di tutti i colori, cosi il silenzio diventa la summa estrema di tante sensazioni.

Il silenzio del raccoglimento, che parla e dice a noi stessi tutto ciò che si riesce ad esprimere a parole.

Il silenzio di uno studente interrogato, che si sente stordito dal rumore assordante della sua mente.

Tutti questi silenzi erano però diversi da quello che aveva sentito nel parchetto dei palazzi. Tutti quei silenzi erano eloquenti, paradossalmente esprimevano qualcosa, qualcosa che non poteva essere detto con le parole.

Il nulla del parco era il risultato della desolazione che aveva incontrato quel pomeriggio. Disinteresse, superficialità.

E improvvisamente aveva capito: il disgusto nel vedere sporcizia e sterrato, lo squallore del paesaggio le avevano inconsciamente fatto pensare all’aridità umana. Le sembrava che all’inaridimento del paesaggio corrispondesse un inaridimento dell’animo umano. La dimensione della città, in cui si perde la dimensione dell’individuo.

E cosi, pensava, paradossalmente, le città che uniscono fisicamente gli uomini, sembrano allontanarli e dividerli.

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