IMMATURI - RECENSIONE DI UN'ERA
La giostra degli stereotipi. La coppia felice, che va in crisi per l’arrivo di un figlio; la donna divorziata in carriera, madre distratta di una figlia che le insegna come vivere; il “Peter pan” 40enne che cerca di perpetuare all’infinito i 20 anni che non ha più; lo stronzo del gruppo; il sognatore tanguyenesco che ha paura di iniziare a vivere e la realizzata e indipendente single che nasconde le insicurezze della ragazzina che si sentiva poco amata.
Si inizia e si finisce con il rito delle brioches calde, le stesse che mangiavano noi per chetare la fame chimica o per riuscire a tirare l’ora tardissima e fare giorno.
Bello:
sostenere nuovamente l’esame della maturità come metafora per definire il proprio percorso evolutivo, così la coppia felice, ritrova il suo equilibrio nella nuova dimensione di famiglia; il peter pan inizia ad accettare la sua età biologica, seppure mantiene un po’ della sua età mentale; la donna divorziata ritrova l’amore anche se cinicamente legato al vissuto del momento; lo stronzo del gruppo si redime; il sognatore trova il coraggio di vivere la propria vita, anche se viene molto aiutato e la single smette di essere single.
Il voto della maturità. Io non ci sono arrivata subito!
L’idea della rimpatriata di vecchi amici del liceo è sempre vincente, perché fa ripercorrere uno dei periodi più spensierati e felici.
Alcuni personaggi, veri, ma proprio veri.
Brutto:
la colonna sonora, un po’ scarsa
tutto finisce per il meglio, ma proprio tutto (ma non è cosi di solito)
l’amore trionfa sempre (ma non è cosi di solito)
Alcuni personaggi, costruiti nei minimi particolari.
Comunque una serata al cinema vale sempre la pena. Il film è divertente e a me gli stereotipi piacciono! Nella ricerca del la particolarità talvolta sfugge la generalità, che è altrettanto importante per poter scovare la diversità.