IL TRASLOCO

Pubblicato il da stefy.stefy

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Prima o poi avrebbe dovuto iniziare.

La cucina quella no, troppe cose utili. I vestiti invernali erano già riposti nelle scatole del cambio di stagione. I dischi e i libri, faticoso.

La soffitta, certo, ecco da cosa avrebbe cominciato. Lì erano stipati tutti gli oggetti che non usava da tanto, alcuni dei quali ormai inutili e superflui.

Alfredo sale in soffitta. Come era buia e anche un po’ muffosa. Accende la luce, ma la lampada era una di quelle a risparmio energetico che si riscaldano e si accendono lentamente, aumentando di luminosità. Così il buio, rischiarato, in quella piovosa domenica solo da un piccolo lucernaio, si spegne a poco a poco, dando forma agli strati del tempo e agli oggetti accumulati un po’ alla volta.

Il tappeto comprato in Tunisia, quasi mai usato; il suo primo computer tenuto chissà perché e in fondo ail baule dei suoi giochi di quando era bambino.

Sua madre li aveva conservati. Apre, guarda dentro…il suo trenino e le rotaie, quanto ci aveva giocato, come gli piaceva; alcuni peluche polverosi; un paio di robot, di cui ricordava ancora i nomi e delle macchinine. In fondo la scatola dei lego, il suo gioco preferito.

Metteva insieme quei pezzetti, cercando di dare forma alle immagini che aveva nella  mente; di rendere vive le astronavi dalle complicate architetture, che nel suo pensiero erano le più’ veloci e le più potenti.

E per riuscire ad avvicinarsi il più possibile alla sua immaginazione, smontava e rimontava, aggiungeva e toglieva pezzettini e componenti.

Ancora la ricordava la sua astronave perfetta, aveva forse  10 anni o meno,  quando al aveva costruita. Quella si, per uno strano incastro di pezzi giusti e colori assonanti e dimensioni simmetriche aveva reso reale il suo pensiero. Quella astronave non l’aveva più smontata.

C’era ancora, eccola! trovata, wow! Ali perfette e uguali, un po’ sporgenti, ma molto solide, resistevano agli scontri con quelle dei suoi compagni. Due “lunghi” sotto, le armi che sparavano missili e il muso un po’ appuntito, ma mozzato davanti. Larga eppure affusolata. Rossa, blu e bianca. Qualche piccolo pezzo che si trovava nelle serie limitate dei lego e una sovrastruttura che la rinforzava. Perfetta!

Ancora una volta nelle sue mani, che ora più grandi potevano impugnarla bene .

NO! Mancava una parte, senza la quale però la simmetria e l’equilibrio erano rotti.

Cerca, cerca nelle scatole dei lego, nel baule, ma non la trova. Guarda bene in ogni angolo, tira fuori tutto, rovescia il contenitore dei lego, ma quei singoli pezzi costruiti nella parte non c’erano più. Quando si erano persi e dove.

Quando quella parte si era staccata e perché era successo, era così solida e in alcune parti aveva mantenuto la sua unità. Non lo sapeva.

Passa  in rassegna i pezzi a disposizione: prova a sostituirli per ricostruire la parte mancante, ma il risultato non è soddisfacente.

Dovrebbe smontarla e ricostruirla da capo, ma proprio non se la sente. L’immagine perfetta non è più nella sua mente e nelle sue mani.

Prende un rosso, poi un blu, qualche pezzettino trasparente ed uno di quelli che cattura la luce, per poi rilasciarla fluorescendo. Li unisce, li rismonta e li riassembla e, infine li unisce alla sua astronave aggiustandola. Non era la stessa, non lo sarebbe più stata.

Quell’equilibrio e quella simmetria non erano tornati, ma un altro equilibrio, diversamente simmetrico era la sua nuova astronave.

Felice di ricordare la perfezione dei suoi pensieri creati, si era poi ritrovato sconfortato dalla perdita dell’equilibrio del pensiero generato e alla fine con la mente di un adulto nel momento del bambino, aveva rincorso un diverso assetto e completato un differente equilibrio.

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