LA PRIMA VOLTA

Pubblicato il da stefy.stefy

La prima volta non è stato bello.

C’era luce tanta luce, c’era freddo e tutto intorno era pieno.

L’attesa è stata lunga e l’aspettativa è cresciuta al  punto che poi il risultato non ha potuto eguagliarla.

Avevo già provato un paio di volte, ma poi avevo rinunciato.

Quel giorno avevo deciso che sarei andata in fondo. E così è stato.

Preparata e convinta,  ho sfondato le remore dei preconcetti che faccio miei.

Un paio di parole gettate qua  e là. Caldo e piacevole all’inizio, in ombra e poi freddo.

Poi dentro, finalmente! Girava su stesso e attorcigliandosi saliva. Poi ci si soffermava. Uno sguardo un po’ furtivo, e avanti.

L’intorno quello si era bello, lo spazio che si percepiva infinito nel suo candore pallido e i particolari che fanno parlare l’insieme nella sua totalità.

Ma poi il rumore della fretta e l’affanno dell’arrivare, scioglievano la pace dell’infinito. Si percepiva il bello, lo si intravedeva, ma certo non ne si poteva godere appieno.

La volta successiva, tutta un’altra cosa: la luce era quella del crepuscolo,  calda e avvolgente. Non c’era coda e quindi l’attesa è stata brevissima, sono entrata subito, non ho sofferto il freddo. Un volta dentro l’Arengario, percorrere il corridoio che si avvolge su stesso con quelle lucine che fanno da perimetro è stato un piacere, con i mie tempi e la mia camminata, senza attendere che chi mi stava davanti mi desse il ritmo.

Le sale, poi tutte già intraviste tra mille teste, ora erano disponibili a farsi visitare con l’attenzione di chi vuole guardare il particolare e sorvolare l’insieme di quelli in  cui non lo riesce a trovare. La percezione dello spazio dell’architettura è infinito, senza soffitti  e a spirale verso l’alto dove il cielo si apre nella stanza e il silenzio delle immagini ti urla nelle orecchie, libere dal brusio,  le sensazioni.

Certo interessante per quanto esposto, certo da vedere per come è fatto, certo da provare per come fa immaginare.

 

 

 

 

 

 

 

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